Logo Soundaround Orchestra del Conservatorio G.Verdi - 25 aprile 2005 Lorenzo Alberti

Recensioni

Recensioni "Rossini on Rossini's Pleyel" - giugno 2007
Klassik - rivista on-line

Interpretazione  4
Suono               4
Repertorio         5
Booklet             4

Gioacchino Rossini era considerato, nella triade del belcanto, primus inter pares. In quanto a inventiva e slancio ritmico supera largamente Bellini e Donizetti. Peraltro, si è rivelato più flessibile, essendo egli l'unico ad avere successo in ambito religioso e nella musica strumentale. Fin dove Rossini, nell'epoca delle norme del gusto musicale del tempo, si sia emancipato, e fin dove si sia addentrato in un territorio ritmicamente e armonicamente nuovo (in quanto contemporaneo di Liszt e Wagner), lo si evince dal recital dinamico di Flavio Ponzi. Qui si offre una dozzina di composizioni sentimentali per piano, ricavate dalle "Péchées de vieillesse" (peccati di vecchiaia) e da "Riens pour Album". Il formato dei titoli è surreale: "Mon prélude hygiénique du matin" o "Valse Torturée". Sembrano fatti apposta per descrivere in modo eccellente l'umorismo morboso e alterno di Rossini. Colpiscono la bizzarria e disinvoltura ritmica. In parte hanno qualcosa di grezzo come in Strawinski, in parte qualcosa d'insolito come in Satie (Flavio Ponzi non accenna ad appianare alcunché).
Del compiacente Rossini del "Barbiere di Siviglia" è rimasto poco o niente. Piuttosto, visto in retrospettiva, diviene chiaro quali siano le forze demoniache che concorrono alla motricità dell'opera giovanile. Chi non abbia udito queste "nullità" per pianoforte (nessuna supera 4-5 minuti), non potrà farsi un'idea della geniale capacità d'adattamento rossiniana.

Flavio Ponzi suona su un Pleyel del 1846, che proviene dalla proprietà di Rossini. Per quanto logoro, dopo 150 anni, è però stato restaurato con grande amore. Certo, Pleyel non fu un'avanguardia tra i costruttori di pianoforti dell'epoca. Sotto l'aspetto tecnologico, Erard e Broadwood l'avevano superato. Eppure, sembra che Rossini preferisse volutamente Pleyel ai pianoforti "moderni" - per via del suono più delicato, e un po' torbido. Comunque sia, non è che Pleyel si discosti troppo dai Blüthner e Bösendorfer dei nostri tempi, e Ponzi sfrutta le possibilità dinamiche del suo pianoforte in modo intelligente. Anche la tecnica di ripresa di Lorenzo Alberti (Bologna 2006) fa la sua parte.

L'inserto di questo CD merita un'attenzione particolare. E' raro che un adattamento di Sony, BMG o DG sia curato in modo altrettanto serio e scrupoloso, come avviene per la produzione di un "piccolo" italiano. Il testo dell'inserto di Flavio Ponzi soddisfa anche esigenze scientifiche. Ecco finalmente un libretto che fornisce informazioni sostanziali, e non presentazioni satinate o home stories. Quando sarebbe potuto essere raccontata, in modo esteso, la "biografia" di un singolo pianoforte (Pleyel 11695) in un libretto? Quando sarebbero stati esposti i dettagli della meccanica? Certamente non nelle produzioni dei "Majors". Dynamic e Flavio Ponzi hanno realizzato un exploit editoriale e musicale di prim'ordine.

Critica di Daniel Krause, 04.06.2007
www.klassik.com



All Music - rivista on-line

Interpretazione  4 1/2
Suono               4 1/2

What accounts for the spate of recordings of the piano music from late in Gioacchino Rossini's life? A classical music audience more oriented than before toward connoisseurship? The works heard here and elsewhere are subtle things. Or just a fuller realization of the late piano music as an important phase of Rossini's career? These pieces were not occasional doodlings; they are drawn from a large body of pieces that range from abstract experiments to trifles to large Beethovenian essays. Each of the new recordings has its own perspective, this one coming from the use of a Pleyel piano purchased by Rossini himself in 1846. The booklet offers a good deal of detail about its construction, but the bottom line is that the piano's sound is modest in dimensions, immediate and highly differentiated, with a sharp difference in sound among registers and among kinds of articulation. The piano does the impish quality of these works well. They pivot at unexpected places and have a kind of wizardry whose intimate qualities are picked up nicely here. Rossini casts an eye back over keyboard music going back to Mozart, going down little byways the original composers wouldn't have thought of and captioning the works with funny titles that would have been worthy of Satie 40 or 50 years later. Pianist Flavio Ponzi is beautifully attuned to the humor of these works. He offers an "appendix" consisting of alternate interpretations of two of the pieces, the Impromptu Tarantellisé and the exquisite Pétit Caprice (Style Offenbach), whose tripping rhythm conceals a wealth of harmonic art. The alternate versions fool with the rhythms. This device may seem self-indulgent, but Ponzi backs it up with a novel complement -- an altered microphone technique that effectively sets the appendix apart as a kind of departing new perspective. This is an essential purchase for those bitten by the bug of Rossini's "sins of old age."

by James Manheim
www.allmusic.com


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